Quando il Pap test è preoccupante: il momento giusto per agire

Il Pap test (o striscio cervicale) è l’esame di screening più usato per la prevenzione del tumore del collo dell’utero: semplice, rapido e indolore. Eppure, quando arriva il referto, molte donne si trovano disorientate di fronte a sigle che non conoscono.
Quando il Pap test è davvero preoccupante? La risposta dipende dal tipo di risultato e dalla storia clinica della paziente. Questa guida aiuta a distinguere i casi che richiedono solo un monitoraggio da quelli che necessitano di un approfondimento.

Indice dei Contenuti

Cos’è il Pap test e cosa misura

Il Pap test è un esame di screening che preleva alcune cellule dal collo dell’utero (la parte inferiore dell’utero che si affaccia sulla vagina) e le analizza al microscopio. L’obiettivo non è diagnosticare un tumore già formato, ma individuare alterazioni cellulari precancerose che, se trattate in tempo, non evolvono mai in cancro.
In Italia il Pap test è incluso nei programmi di screening gratuiti del Servizio Sanitario Nazionale per le donne tra i 25 e i 64 anni, con cadenza triennale (o quinquennale se abbinato al test HPV).
Tuttavia può essere prescritto anche al di fuori di questi intervalli in presenza di sintomi specifici o fattori di rischio.

Come si legge il referto: le sigle più comuni

Il referto del Pap test usa un sistema di classificazione internazionale chiamato sistema Bethesda, che descrive le cellule osservate. Le sigle più frequenti sono:

  • NILM (Negative for Intraepithelial Lesion or Malignancy) — negativo, nessuna alterazione rilevata. È il risultato normale;
  • ASC-US (Atypical Squamous Cells of Undetermined Significance) — cellule squamose atipiche di significato incerto. Richiede approfondimento ma non è di per sé allarmante;
  • LSIL (Low-Grade Squamous Intraepithelial Lesion) — lesione intraepiteliale di basso grado. Spesso associata a infezione da HPV, nella maggior parte dei casi regredisce spontaneamente;
  • HSIL (High-Grade Squamous Intraepithelial Lesion) — lesione intraepiteliale di alto grado. Richiede un approfondimento diagnostico urgente;
  • AGC (Atypical Glandular Cells) — cellule ghiandolari atipiche. Anche in forma lieve richiede valutazione immediata da parte dello specialista;
  • ASC-H — cellule squamose atipiche che non escludono una lesione di alto grado. Analogo all’HSIL per priorità di gestione.

Quando il Pap test è davvero preoccupante

Esistono risultati che richiedono attenzione rapida e un approfondimento diagnostico. È importante non ignorarli, ma anche non allarmarsi: la presenza di cellule alterate non significa avere un tumore. Significa che è necessario capire meglio cosa sta succedendo.

Alterazioni squamose: da ASC-US a HSIL

Le cellule squamose rivestono la superficie esterna del collo uterino. Le loro alterazioni seguono una gradazione:

  • ASC-US: è il risultato anomalo più frequente. Da solo non richiede un intervento immediato, ma è necessario valutare la presenza di HPV ad alto rischio. Se il test HPV è negativo, si può tornare allo screening ordinario. Se positivo, si procede con la colposcopia;
  • LSIL: indica una lesione di basso grado, quasi sempre collegata a un’infezione da HPV. Nella maggior parte dei casi regredisce da sola entro 1-2 anni. Richiede comunque follow-up ravvicinato;
  • HSIL e ASC-H: sono i risultati che richiedono un approfondimento diagnostico con urgenza. Indicano alterazioni cellulari più significative che non si risolvono spontaneamente e possono evolvere se non trattate. La colposcopia è indicata in tempi brevi.

Alterazioni ghiandolari (AGC): perché richiedono attenzione

Le cellule ghiandolari rivestono il canale cervicale interno e il rivestimento interno dell’utero (endometrio). Quando il referto riporta AGC, la situazione richiede attenzione anche in assenza di sintomi, perché:

  • Le alterazioni ghiandolari sono più difficili da rilevare con il solo Pap test;
  • Possono indicare anomalie non solo a livello cervicale, ma anche endometriale;
  • Il rischio di sottovalutare queste cellule è più alto rispetto alle alterazioni squamose.

In presenza di AGC, la ginecologa prescrive generalmente una colposcopia e, nei casi indicati, una valutazione dell’endometrio.

Cosa fare dopo un Pap test preoccupante

Ricevere un referto anomalo può generare ansia. Il primo passo giusto è contattare la propria ginecologa per un’interpretazione personalizzata del risultato. I percorsi successivi più frequenti sono tre.

Ripetizione del test o test HPV

Per i risultati di grado lieve (ASC-US, LSIL), il protocollo prevede spesso una ripetizione del Pap test dopo 6-12 mesi oppure l’esecuzione del test HPV DNA in co-testing. Il test HPV identifica la presenza del Papillomavirus Umano e, in particolare, dei ceppi ad alto rischio oncogeno (come HPV 16 e 18). Se l’HPV è negativo, il rischio di progressione verso una lesione seria è molto basso.
Presso F Medical Poliambulatorio è possibile eseguire sia il Pap test che l’HPV DNA test e ricevere una valutazione ginecologica completa.

Colposcopia: cos’è e quando è necessaria

La colposcopia è un esame di secondo livello che permette allo specialista di osservare il collo uterino con uno strumento ottico di ingrandimento (il colposcopio), applicando alcune soluzioni che rendono visibili le zone anomale. Non è un esame doloroso e dura circa 10-15 minuti.
È indicata in presenza di HSIL, ASC-H, AGC e anche in caso di ASC-US con HPV positivo o LSIL persistente. La colposcopia non è una terapia: è uno strumento di valutazione che aiuta la ginecologa a decidere se e come intervenire.

Biopsia e trattamento: i casi più rari

Se durante la colposcopia vengono identificate aree sospette, può essere prelevato un piccolo campione di tessuto (biopsia) per l’analisi istologica. In base al risultato della biopsia, nei casi in cui siano presenti lesioni di alto grado confermate (CIN 2 o CIN 3), si valuta un trattamento ambulatoriale come la LEEP (escissione elettrochirurgica) o la conizzazione, procedure che rimuovono il tessuto alterato in modo mirato e conservativo.
Questi interventi, quando necessari, hanno un’alta percentuale di successo e permettono di scongiurare l’evoluzione verso forme più gravi.

Pap test e HPV: qual è il legame

Il Papillomavirus Umano (HPV) è il principale fattore causale del tumore del collo dell’utero: oltre il 99% dei carcinomi cervicali è associato a un’infezione persistente da HPV ad alto rischio.
L’HPV è un virus molto comune, trasmesso prevalentemente per via sessuale: la maggior parte degli adulti sessualmente attivi entra in contatto con il virus almeno una volta nella vita. Nella grande maggioranza dei casi l’organismo elimina il virus spontaneamente senza conseguenze. Il problema sorge quando l’infezione persiste nel tempo a causa di ceppi ad alto rischio come HPV 16 e 18, che possono causare alterazioni cellulari progressive.
Questo è il motivo per cui, in caso di Pap test anomalo, il test HPV DNA viene spesso prescritto in abbinamento: sapere se è presente un ceppo ad alto rischio orienta in modo decisivo le scelte terapeutiche. La vaccinazione anti-HPV, disponibile anche per le donne adulte, riduce significativamente il rischio di infezione dai ceppi più pericolosi, ma non sostituisce lo screening: chi è già vaccinata deve continuare a eseguire il Pap test regolarmente.

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FAQ

No. Un risultato anomalo del Pap test indica la presenza di alterazioni cellulari, non un tumore in atto. La grande maggioranza dei risultati anomali riguarda lesioni di basso grado che regrediscono spontaneamente o che, se trattate, non evolvono mai verso forme maligne. Il Pap test serve proprio a intercettare i cambiamenti nelle cellule prima che diventino pericolosi.

Sì. Il vaccino anti-HPV protegge dai ceppi virali più pericolosi (principalmente HPV 16 e 18), ma non copre tutti i ceppi oncogeni esistenti. Le donne vaccinate devono continuare a sottoporsi allo screening con Pap test o test HPV secondo le indicazioni del programma nazionale, perché la vaccinazione riduce il rischio ma non lo azzera.

I tempi variano a seconda della struttura sanitaria. In media il referto è disponibile entro 7-15 giorni lavorativi dall’esame. In caso di esame eseguito in una struttura privata come F Medical Poliambulatorio, i tempi sono spesso più brevi. Al momento della prenotazione è sempre possibile chiedere una stima sui tempi di risposta.

Le linee guida italiane raccomandano il Pap test ogni 3 anni per le donne tra i 25 e i 29 anni. Dai 30 ai 64 anni, il test HPV può sostituire il Pap test con cadenza quinquennale. In presenza di fattori di rischio, pregresse anomalie o indicazione del medico, la frequenza può essere maggiore. È sempre la ginecologa a definire il piano di screening più adatto alla singola paziente.

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