Che infezioni si possono vedere con il pap test: cosa rivela il test

Il pap test (o striscio cervicale) è uno degli esami ginecologici più diffusi e utili per la prevenzione del cancro del collo dell’utero. Tuttavia, molte donne non sanno che questo esame offre informazioni preziose anche sulla presenza di infezioni a livello della cervice uterina e della vagina. Conoscere cosa rileva il pap test permette di affrontarlo con maggiore consapevolezza e di interpretare correttamente i risultati.
In questa guida spieghiamo quali infezioni possono essere identificate tramite il pap test, cosa significa un esito infiammatorio e quando è necessario approfondire con ulteriori accertamenti.

Indice dei Contenuti

Cos’è il pap test e come funziona

Il pap test è un esame citologico, ovvero un’analisi delle cellule prelevate dalla cervice uterina, la parte inferiore dell’utero che si affaccia nella vagina. L’esame prende il nome dal medico greco-americano Georgios Papanikolaou, che lo sviluppò nel corso del Novecento.
Durante la visita ginecologica, la specialista preleva con un apposito strumento (uno spatola o uno spazzolino) alcune cellule dalla superficie del collo dell’utero. Il materiale viene poi analizzato in laboratorio al microscopio da un citologo, ovvero un medico specializzato nell’analisi delle cellule.

Cosa viene analizzato durante il prelievo

L’analisi al microscopio permette di valutare due aspetti principali:

  • La morfologia delle cellule: si osserva se presentano alterazioni nella forma, nelle dimensioni o nel nucleo, elementi che possono indicare lesioni precancerose o cancerose.
  • La presenza di agenti infettivi: batteri, funghi o parassiti possono essere visibili al microscopio o rilevabili dall’aspetto complessivo del campione.

È proprio questa seconda capacità che rende il pap test uno strumento utile non solo per la prevenzione oncologica, ma anche per il rilevamento di alcune infezioni a livello genitale.

Quali infezioni può rilevare il pap test

Non tutte le infezioni genitali sono rilevabili tramite pap test, ma alcune lasciano tracce visibili nelle cellule o nel campione biologico prelevato. Ecco quelle più frequentemente identificate.

HPV (Papillomavirus umano)

L’HPV (Human Papillomavirus) è il virus sessualmente trasmissibile più diffuso al mondo. Il pap test può evidenziare alterazioni cellulari causate dall’infezione da HPV, come le cosiddette cellule coilocitotiche, ovvero cellule con caratteristiche morfologiche tipiche dell’infezione virale.
È importante distinguere due concetti:

  • Il pap test non rileva direttamente il virus HPV, ma può evidenziare le modificazioni cellulari che esso provoca.
  • Per identificare con certezza la presenza del virus e il suo genotipo (cioè il tipo specifico di HPV), è necessario il test HPV DNA, un esame molecolare distinto dal pap test.

Le alterazioni da HPV rilevate al pap test vengono classificate secondo il sistema Bethesda, una scala internazionale che descrive le anomalie delle cellule cervicali. Le sigle più comuni sono ASCUS (anomalie squamose di incerto significato) e LSIL/HSIL (lesioni intraepiteliali di basso o alto grado).

Candida albicans

La candida è un fungo normalmente presente nella flora vaginale, ma che in alcune condizioni può proliferare in modo eccessivo causando infezione. Al microscopio, le ife (strutture filamentose tipiche del fungo) e le spore della candida possono essere visibili nel campione del pap test.
La presenza di candida al pap test non indica necessariamente un’infezione sintomatica: in alcune donne il fungo è presente in quantità moderate senza causare disturbi. Tuttavia, se abbinata a sintomi come prurito, bruciore o perdite bianche caseose, l’indicazione del referto diventa clinicamente rilevante e può richiedere una terapia antifungina prescritta dalla specialista.

Chlamydia trachomatis

La chlamydia è un’infezione batterica sessualmente trasmissibile molto diffusa, spesso asintomatica. Il pap test non è un test specifico per la chlamydia, ma può in alcuni casi evidenziare alterazioni cellulari o pattern infiammatori compatibili con questa infezione. Per una diagnosi certa è necessario un tampone cervicale con analisi molecolare specifica.
La chlamydia non trattata può causare, nel tempo, complicanze importanti come la malattia infiammatoria pelvica (MIP), con rischio di infertilità. Per questo motivo, qualsiasi segnale di infiammazione al pap test va sempre discusso con la ginecologa.

Trichomonas vaginalis

Il Trichomonas vaginalis è un parassita protozoo responsabile di una delle infezioni sessualmente trasmissibili più comuni. A differenza di altri agenti infettivi, il Trichomonas è direttamente visibile al microscopio nel campione del pap test grazie alla sua forma caratteristica e alla mobilità.
Il pap test è quindi in grado di rilevare la tricomoniasi con discreta affidabilità, anche se la sensibilità diagnostica non è paragonabile a quella di un tampone vaginale specifico. In caso di riscontro positivo, il trattamento prevede l’uso di antibiotici (metronidazolo) sia per la paziente sia per il partner.

Altre alterazioni infiammatorie batteriche

Il pap test può indicare la presenza di uno stato infiammatorio generico a livello cervicale o vaginale, spesso riconducibile a vaginosi batterica o ad altri squilibri della flora batterica vaginale (microbiota). In questi casi, il referto riporta la dicitura “flora batterica alterata” o “cellule infiammatorie presenti” senza identificare un patogeno specifico.
Anche in questi casi è utile consultare la ginecologa per valutare se sia necessario un approfondimento diagnostico tramite coltura vaginale o tampone specifico.

Pap test positivo per infezione: cosa significa e cosa fare

Ricevere un referto con la dicitura ‘infiammatorio’ o ‘positivo per agente infettivo’ può generare preoccupazione. È importante contestualizzare il risultato con l’aiuto della ginecologa.

Pap test con esito infiammatorio: si deve ripetere?

Un pap test con esito “infiammatorio” indica che nel campione sono presenti cellule infiammatorie o segni di irritazione, ma non viene classificato come positivo per lesioni precancerose. Tuttavia, lo stato infiammatorio può ostacolare la corretta lettura delle cellule cervicali, rendendo difficile escludere con certezza alterazioni più significative.
In questi casi la ginecologa può raccomandare:

  • Il trattamento dell’infezione o dell’infiammazione identificata.
  • La ripetizione del pap test dopo alcune settimane o mesi, per ottenere un campione più leggibile.
  • Ulteriori accertamenti (tampone vaginale, coltura, test HPV) in base al quadro clinico.

Differenza tra pap test infiammatorio e pap test anomalo

Tipo di esitoSignificato
InfiammatorioPresenza di infezione o irritazione; può richiedere terapia e ripetizione del test
Anomalo (ASCUS, LSIL, HSIL)Alterazioni cellulari di diversa entità; richiede approfondimento con colposcopia o test HPV
Negativo (normale)Nessuna anomalia cellulare rilevata; da ripetere nei tempi previsti dallo screening

Con quale frequenza eseguire il pap test

Le linee guida italiane per lo screening oncologico raccomandano il pap test ogni tre anni per le donne tra i 25 e i 64 anni. Al di fuori del programma di screening nazionale, la ginecologa può indicare una cadenza diversa in base alla storia clinica della paziente.
È consigliato eseguire l’esame:

  • Al di fuori del ciclo mestruale (idealmente tra il 10° e il 20° giorno del ciclo).
  • Evitando rapporti sessuali nelle 48 ore precedenti.
  • Senza fare uso di farmaci vaginali, ovuli o lavande nelle 48-72 ore prima dell’esame.

In presenza di sintomi come perdite anomale, bruciore, prurito o dolore pelvico, non è necessario attendere la scadenza programmata: è opportuno contattare la propria ginecologa per una valutazione.

Pap test e HPV test: quando si usano insieme

Negli ultimi anni, il test HPV DNA ha progressivamente affiancato e in molti contesti sostituito il pap test come esame di primo livello nello screening cervicale per le donne over 30. I due esami hanno obiettivi parzialmente diversi:

  • Il pap test analizza la morfologia delle cellule e può rilevare infezioni e alterazioni cellulari già in atto.
  • Il test HPV DNA identifica la presenza del virus HPV e il suo genotipo, anche in assenza di alterazioni cellulari visibili.

I due esami possono essere utilizzati in combinazione (co-testing) per ottenere una valutazione più completa del rischio oncologico cervicale. La ginecologa è la figura di riferimento per decidere quale esame o quale combinazione sia più indicata in base all’età, alla storia clinica e agli esami precedenti.
Per eseguire il pap test o il test HPV DNA a Ferrara, è possibile prenotare una visita ginecologica presso F Medical Poliambulatorio. Scopri i dettagli sul sito: https://fmedicalpoliambulatorio.it/ginecologica/.

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FAQ

No. Il pap test non è un test specifico per le malattie sessualmente trasmissibili (MST). Può evidenziare la presenza di alcuni agenti infettivi come Candida, Trichomonas e tracce di alterazioni da HPV, ma non è in grado di rilevare con certezza tutte le infezioni. Per una diagnosi precisa di MST come gonorrea, sifilide, chlamydia o HIV sono necessari esami dedicati come tamponi, analisi del sangue o test molecolari specifici.

Non necessariamente. La candida è un fungo fisiologicamente presente nella flora vaginale e la sua presenza al pap test non indica sempre un’infezione in atto. Se non ci sono sintomi associati come prurito, bruciore o perdite anomale, la ginecologa valuterà se è necessario un trattamento. È comunque utile comunicare qualsiasi sintomo allo specialista per un quadro clinico completo.

Non è consigliato. La presenza di sangue nel campione può interferire con la lettura delle cellule al microscopio, rendendo i risultati meno affidabili. È preferibile eseguire l’esame tra il 10° e il 20° giorno del ciclo, ovvero lontano dalle mestruazioni. In caso di urgenza clinica, la ginecologa deciderà come procedere.

Nelle 48 ore precedenti all’esame è consigliato evitare rapporti sessuali, l’uso di creme o farmaci vaginali, ovuli, lavande intime. Questi accorgimenti migliorano la qualità del campione e l’affidabilità del referto.

Le linee guida nazionali raccomandano il pap test ogni tre anni per le donne tra i 25 e i 64 anni nell’ambito del programma di screening pubblico. Tuttavia, la ginecologa può indicare una cadenza diversa in base alla storia clinica, all’esito di esami precedenti o alla presenza di fattori di rischio specifici.

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